Il carcere e il teatro

Viviamo tempi di spettacolarizzazione di tutto. Tempi in cui si è felici di aver privato un uomo della propria libertà, piuttosto che gioire per una giustizia che funziona.

Il carcere non è mai stato e mai sarà una vittoria.

Attraversando le sbarre che separano il dentro e il fuori, l’aria diventa più pesante e la realtà aggressiva, le mura ti ingoiano e le voci distanti ti accompagnano in un altro mondo.

Un mondo dietro le sbarre, dentro l’uomo.

Lo ha capito Armando Punzo, drammaturgo, regista teatrale, direttore artistico del festival VolterraTeatro e fondatore della Compagnia della Fortezza, formata dai detenuti del carcere di Volterra.http://www.compagniadellafortezza.org/new/

http://www.compagniadellafortezza.org/new/

Trent’anni di attività teatrale mossi dal semplice fatto di avere a disposizione non detenuti, ma uomini con cui addentrarsi nelle abissali contraddizioni umane.

Perché è nel luogo da cui non puoi scappare che nascono vere consapevolezze.

E se entri con loro, non puoi fuggire nemmeno tu, devi interrogare te stesso. Probabilmente è una fortuna. Comprendere che la contrapposizione tra bene e male non è poi così netta, realizzare che dentro un uomo c’è tutta la cattiveria e la benevolenza del mondo, spaventa. L’impossibilità di ridurre il male ad un qualcosa di concreto, visibile, circoscrivibile, terrorizza.

Punzo ha guardato oltre.

Ha rivoluzionato la vista, rendendo quel muro di cemento armato che è il male, “un muro trasparente, che resta presente, c’è, ma non impedisce allo sguardo di vedere al di là”.

Attenzione a considerarlo un semplice esempio di teatro sociale. Le produzioni della Compagnia della Fortezza sono innovative, per nulla convenzionali, forti e formative.

Il teatro in carcere è un linguaggio.

Per questo ci sarebbe bisogno di spazi più adatti, volti ad ospitare persone esterne, familiari, scuole, per creare ponti di comunicazione, che favoriscano un reinserimento reale, non tanto sociale ma umano. Il teatro, da sempre massima espressione della psicologia e del sentimento, può, anzi deve avvicinarci.

M.A.S.C. ha avuto la fortuna di debuttare con lo spettacolo teatrale Cambiamo Camicia nel carcere di Rebibbia.https://associazionemasc.it/cambiamo-camicia/

Occasioni come questa accorciano le distanze. Si ha la possibilità di rileggere la propria storia e di definirla benedetta.

E’ ovvio che le scelte che facciamo determinano chi siamo, ma lo fa anche chi incontriamo, cosa ci capita, da dove veniamo, il contesto in cui viviamo. Le varianti sono tante, troppe per poterci reputare migliori di altri semplicemente perché siamo stati in carcere giusto per una visita.

Quelle mura poi parlano anche a noi che ci sentiamo liberi e dovremmo domandarci più spesso quale sia la nostra detenzione. Cos’è che m’impedisce di essere me stesso, di interrogarmi, di fermarmi? La frenesia, il lavoro, le mille cose che abbiamo da fare.

Il teatro in carcere sospende il tempo e le situazioni.

Ri-diveniamo tutti uomini e donne con gli stessi interrogativi, ricercatori della stessa bellezza e felicità. M.A.S.C. ha deciso di salire a bordo di questa nave. Il progetto del teatro in carcere porterà il nome di Seconda Volta, perché anche dietro le sbarre si può ricominciare.https://associazionemasc.it/teatro-in-carcere/

E’ grazie a persone come Armando Punzo e il suo teatro in carcere che la nostra società ha l’opportunità di passare da una sterile spettacolarizzazione del crimine, allo spettacolare stupore di una vita che fiorisce di nuovo.

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