Secondo Atto per le scuole

SECONDO ATTO

IL TEATRO PER CONTRASTARE LA VITTIMIZZAZIONE SECONDARIA

Parte il 12 febbraio 2024 presso l’Istituto Omnicomprensivo Salvatorelli-Moneta di Marsciano (PG) alla presenza di 120 studenti/esse il tour dello progetto spettacolo “SECONDO ATTO – il teatro per contrastare la vittimizzazione secondaria” promosso dall’Associazione M.A.S.C. e sostenuto con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese con il patrocinio del Centro Pari Opportunità della Regione Umbria, del Comune di Marsciano (PG), della Consigliera di Parità della Provincia di Perugia, dell’Assessorato alle pari opportunità del Comune di Perugia e D.i.Re.

Il progetto intende informare e formare circa 500 studenti e studentesse del centro Nord Istituto Omnicomprensivo Salvatorelli-Moneta di Marsciano (PG), Liceo Alessi di Perugia, IIS Copernico-Carpeggiani di Ferrara e IIS Podesti Calzecchi-Onesti di Ancona per riconoscere pregiudizi e stereotipi culturali che sono spesso ostacolo alla giustizia.

SECONDO ATTO è uno spettacolo teatrale interattivo ideato e realizzato dall’associazione M.A.S.C. – Movimento Artistico Socio Culturale APS, nell’ambito del progetto europeo Never Again – contro la vittimizzazione secondaria, coordinato dall’Università della Campania Luigi Vanvitelli in partnership con D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza, il Sole 24 ore – Alley Oop, Maschile Plurale, Prodos Consulting e M.A.S.C APS.

Il progetto –  della durata di due anni, terminato a  novembre 2022 e co-finanziato dal programma Diritti, Uguaglianza e Cittadinanza dell’Unione Europea – puntava a potenziare la risposta al fenomeno della vittimizzazione secondaria nei casi di violenza di genere, proponendo una campagna di sensibilizzazione nazionale e un modello di formazione rivolto a forze dell’ordine, avvocati/e, magistrati/e e giornalisti/e. Sono stati realizzati dei moduli di formazione online, dei webinar e dei workshop in presenza all’interno dei quali è andato in scena lo spettacolo teatrale. Sono stati prodotti dei video spot e promosso un video contest sulla vittimizzazione secondaria la cui vincitrice è stata premiata ad Alice nella città –  sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma.

I workshop in presenza si sono svolti in 12 città italiane (Nuoro, Trieste, Udine, Padova, Parma, Milano, Pisa, Napoli, Cosenza, Caserta, Palermo, Pescara) ed altre repliche sono state organizzate grazia all’impegno di alcuni partecipanti al corso di formazione che hanno trovato interessante il metodo (Aosta, Monza, Verona, Brescia e di nuovo Cosenza) per un totale di 16 città e più di 3.000 persone raggiunte. 

Il corso di formazione si apriva con una breve introduzione interrotta dagli attori che portavano in scena tre storie di vittimizzazione secondaria. Al termine della performance, della durata di 35 minuti, si avviava la fase di riscrittura. I partecipanti, divisi in gruppi, muniti di copione e penna, dovevano modificare la drammaturgia con “buone pratiche”. Riscrivere le storie delle tre donne facendo in modo di non renderle nuovamente vittime da parte delle istituzioni. Infine, dopo la riscrittura, si avviava un momento di restituzione in cui i gruppi presentavano il lavoro svolto. In questo modo si dava poi il via ad una formazione, non più frontale, ma condivisa. 

Numeri e feedback ci suggeriscono che il progetto sia stato molto apprezzato e abbia raggiunto i suoi obiettivi. Il teatro utilizzato come metodo formativo ha apportato qualità e innovazione ed è stato considerato da tutti, fruitori e organizzatori, la chiave di volta del progetto.

LO SPETTACOLO

SECONDO ATTO – scritto e diretto da Giulia Corradi da un’idea di Giulia Morello interpretato da Silvia Vallerani, Martina Zuccarello e David Mastinu.  è uno spettacolo teatrale che racconta il fenomeno della vittimizzazione secondaria attraverso il vissuto di tre donne: Viola, Patrizia e Samira, tre vittime, prima degli uomini che le hanno picchiate, abusate, uccise, e poi di nuovo vittime dello Stato, delle Istituzioni e dell’opinione collettiva.  

Sono presi in esame durante la performance tre contesti in cui il fenomeno trova spesso spazio di azione: il momento della denuncia, i processi in cui sono coinvolti anche minori, il racconto del femminicidio da parte della stampa. 

Lo spettacolo è frutto di un lavoro di squadra, uno scambio di conoscenze e competenze senza il quale non sarebbe stato possibile raggiungere gli obiettivi effettivamente conseguiti.

PERCHè LE SCUOLE

Una riflessione emersa quasi ad ogni tappa, è stata quella di dover allargare il progetto a nuove categorie e ambienti. È vero che le professionalità coinvolte nel progetto Never Again sono quelle che per prime si interfacciano con donne vittime di violenza e che rischiano maggiormente di rivittimizzarle, ma altrettanto vero è che il fenomeno della vittimizzazione secondaria è una piaga sociale che fonda le sue radici in stereotipi e pregiudizi di cui la società tutta, in modo trasversale, è carica. 

Nessuno ha avuto dubbi sull’utilità che avrebbe quindi proporre un progetto del genere nelle scuole superiori, considerando la fascia di età 16 – 18 anni.

Questa volta vorremmo toccare città che non sono state tappa del progetto, parliamo principalmente di Centro Italia. Il lavoro da svolgere sarà condiviso con esperti del settore quali forze dell’ordine, magistrati/e, avvocati/e e giornalisti/e o altre figure che riterremo adeguate alla formazione e al dibattito. 

Si prediligerà l’intervento direttamente nelle scuole, in luoghi come sale, palestre o aule, per entrare nella quotidianità degli studenti e delle studentesse, proprio come fanno stereotipi e pregiudizi. 

Il format ha subìto una variazione a causa dei numeri, infatti proporre la riscrittura ad un numero elevato di partecipanti è impossibile. 

La struttura sarà la seguente:

 

  • Breve introduzione (dati e significati);
  • Interruzione e spettacolo teatrale;
  • Dibattito con esperti (copione alla mano).

 

Vogliamo dare modo ai/lle giovani di riflettere sulle radici della violenza, sviluppare un ragionamento sulla narrazione che quotidianamente ci viene presentata dei casi di violenza, sui pensieri che ci attraversano quando riceviamo notizie già filtrate dal pregiudizio di qualcun altro. Vogliamo capire insieme come uscire da una mentalità e una cultura profondamente maschilista che ancora oggi scoraggia moltissime donne e le induce a non denunciare. Vogliamo fornire gli strumenti per saper distinguere una vittima da un colpevole.