Il teatro che trasforma la realtà: “Secondo Atto” contro la vittimizzazione secondaria in Veneto
Il teatro non è solo uno specchio che riflette la società, ma a volte diventa un bisturi capace di inciderla per tentare di modificarla. È questo il caso di “Secondo Atto”, lo spettacolo nato nell’ambito del progetto europeo NEVER AGAIN, che è recentemente tornato in scena per due tappe fondamentali: il 24 aprile a Rovigo e il 15 maggio a Padova. Tutto questo è stato possibile grazie all’impegno e al coordinamento del Centro Veneto Progetti Donna, che ha fortemente voluto questo doppio appuntamento.
Entrambi gli incontri non sono stati semplici repliche teatrali, ma veri e propri motori di cambiamento, inseriti all’interno delle giornate di formazione per il lavoro di rete contro la vittimizzazione secondaria.
Lo spettacolo è tornato davanti al pubblico nella sua veste più potente e originale, ovvero quella del teatro invisibile e partecipativo, dove non esiste alcun sipario tradizionale né una distanza di sicurezza tra palco e platea. Il dispositivo scenico si è sviluppato attraverso la formula d’impatto che lo ha sempre contraddistinto. In un primo momento gli attori hanno fatto irruzione direttamente durante i lavori della formazione, rompendo la finzione e catapultando i presenti al centro dell’azione drammatica. Successivamente, i professionisti in platea sono stati chiamati a lavorare attivamente in gruppo, drammaturgia alla mano, analizzando le scene e i dialoghi. Infine, l’esperienza si è conclusa con una restituzione collettiva in cui gli stessi operatori hanno rielaborato il testo, analizzando i meccanismi fallaci della comunicazione e delle procedure istituzionali.
La vittimizzazione secondaria è quel fenomeno doloroso e paradossale per cui una donna che ha subìto violenza si trova a soffrire un’ulteriore violenza, istituzionale o psicologica, proprio da parte di quegli organi che avrebbero il compito di proteggerla e sostenerla.
“Secondo Atto” mette in scena i diversi contesti in cui questo corto circuito si consuma, rivolgendosi in modo mirato e frontale ai diretti interessati, rappresentati in scena attraverso le figure delle forze dell’ordine, degli assistenti sociali e dei giornalisti. Vedersi specchiati sul palco ha permesso ai partecipanti di analizzare da vicino quanto le parole e gli atteggiamenti, non solo burocrati, ma anche quelli dettati da poca formazione, possano ferire profondamente.
Nelle tappe di Rovigo e Padova, rese possibili dall’azione sul territorio del Centro Veneto Progetti Donna, il teatro ha ripreso vita nella sua forma più autentica. Uno strumento pedagogico e un’azione concreta. Lo spettacolo non si limita a narrare delle vicende, ma usa il racconto per trasformare la realtà. Attraverso il lavoro di rete, “Secondo Atto” dimostra che la formazione contro la violenza non può passare solo attraverso lo studio delle norme, ma richiede un’attivazione emotiva. Solo modificando l’approccio e la sensibilità di chi accoglie le donne si può scrivere, finalmente, un finale diverso.

A dare corpo e voce a questa complessa macchina teatrale sono stati attori e attrici diversi per le due tappe: nella replica di Rovigo: Carmela De Marte, Marco Ligi e Giulia Corradi, mentre l’appuntamento di Padova ha visto sul palco Stella Bastianelli insieme a Ligi e Corradi.

